Cenni storici

 

 

Le fortificazioni nell’area dello Stretto e il Fortino “Poggio Pignatelli”

Sin dalla sua fondazione, Reggio è legata in maniera indissolubile alle fortificazioni che la

proteggevano: nulla dello splendore che l’ha caratterizzata per una parte della sua storia

sarebbe stato possibile senza un accorto sistema di fortificazioni, mutevole al mutare delle

esigenze dei vari periodi storici, che la proteggesse. Anche i periodi più bui della sua storia

non possono essere compresi appieno se non attraverso l’analisi delle strutture fortificate

che hanno decretato le sconfitte come le vittorie.

Nel 730 a. C. un gruppo di coloni calcidesi fondò Reghion e, alcuni anni dopo, Zancle,

si ponevano così le basi per il controllo dell’area dello Stretto.

Gran parte della ricchezza di Reggio, infatti, derivava dal commercio, situata com’era in

una posizione dalla quale poteva controllare tutte le navi che attraversavano lo stretto.

In un primo periodo, i principali problemi venivano a Reggio non dal mare, bensì da terra:

le popolazioni italiche vennero ricacciate verso l’interno, ed era da queste che Reggio doveva difendersi. La vera difesa di Reggio, infatti, consisteva in diversi gruppi di fortezze che la cingevano alle spalle, che non solo la proteggevano dagli attacchi provenienti dai monti, ma fungevano anche, nel caso in cui la città fosse stata conquistata da mare, come rifugio per le popolazioni e come base per la riconquista. Tali fortezze erano costruite come tre semicerchi concentrici attorno a Reggio, ed ogni fortezza era situata a pochi chilometri di distanza da quelle confinanti: da ognuna di esse si potevano facilmente vedere quelle poste ai due lati, e con semplici segnali luminosi le informazioni potevano arrivare da un capo all’altro delle cinte in pochi minuti. Nel 536, quando Belisario sbarcò a Reggio per riconquistare l’Italia caduta in mano ai Goti, trovò la città priva di fortificazioni, per cui

ordinò la ristrutturazione del castello che sorgeva al suo interno.

Nei secoli del medioevo occidentale Reggio fu conquistata e dominata da diversi popoli: Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi ed, in ultimo, i Borboni, e tutti utilizzarono questo castello, che oggi va il nome di castello Aragonese, e il sistema di fortificazioni attorno

alla città, in specie nell’area dello Stretto.

L’avvento delle armi da fuoco segnò un cambiamento notevole per i sistemi di difesa:

a causa delle caratteristiche tecniche di tali strumenti, diventava conveniente costruire

delle fortezze dal lato del mare, in maniera che potessero facilmente contrastare qualsiasi

attacco proveniente da quella direzione: in quest’ottica si inserisce la costruzione, in

aggiunta al Castello Aragonese, del Castelnuovo, nei pressi della foce del Calopinace,

e delle Batteria San Francesco e Batteria San Filippo, fortezze che dovevano sorgere nei

pressi di Calamizzi, i cui lavori di costruzione, però, che prevedevano lo spostamento del

corso del fiume Calopinace, fecero crollare l’intero promontorio e il porto antico di Reggio.

Rocche, castelli, torri e bastioni, fortezze, di epoca diversa, innervarono così, nel tempo,

il territorio dell’intera provincia. Dalle cosiddette "quattro motte", edificate sulle colline,

Motta Rossa, Motta Anòmeri, Motta San Cirillo e Motta Sant'Aniceto, agli avamposti quali

il Forte Catona (nel quartiere Catona, citato da Dante Alighieri nella Divina Commedia),

la Torre Castiglia (tra i quartieri di Pellaro e Boccale II), la Torre San Gregorio (nel quartiere

di San Gregorio), alle torri di avvistamento, a partire dal XVI secolo, costruite per avvisare

la popolazione degli attacchi dei Turchi, e, dopo l’Unità d’Italia, fino al sistema di

fortificazioni militari che controllava tutta la linea orientale dello Stretto, dalle colline

prospicienti il mare, dove vennero edificate le cosiddette “Fortificazioni Umbertine”,

rimaste attive fino alla Seconda Guerra Mondiale.

Per quanto riguarda le fortificazioni in Campo Calabro, l’attenzione a quel territorio si

verificò a partire da esigenze logistiche militari, che, forse in parte svelano l’origine della

toponomia, non certo la sua storia che ha verosimilmente più antiche origini romane. Il

territorio, comunque, si prestava bene a costituire un " campo " militare, e, come riportato

sul sito istituzionale del Comune “così doveva pensarla Carlo d'Angiò in piena Guerra del

Vespro (1284) quando, nel tentativo di riprendersi l'Isola sottrattagli da Pietro d'Aragona,

si accampò sull'altipiano, corrispondente agli attuali Campo, S. Martino e Concessa, con

100.000 uomini in attesa di traghettare.L'operazione fallì e la Sicilia divenne definitivamente aragonese dopo la pace di Caltabellotta (1302), ma probabilmente, da quella lunga e terribile guerra, combattuta quasi per intero in Calabria, quel luogo ci guadagnò il nome: Campo, per l'appunto”.

Sotto il profilo delle fortificazioni militari è tuttavia con l’avvento del Regno d’Italia, che

quel “Campo” venne in modo massiccio militarmente edificato, lasciandoci preziose

fortezze. Nell'ottobre del 1880, infatti, il Governo Cairoli, sotto l’egida di Re Umberto I,

dette mandato al Ministro della Guerra, Generale Milon, di rimodulare i dispositivi di difesa

nazionale, alla luce dei possibili scenari di guerra.

Il Piano Generale delle fortificazioni venne affidato ad una Commissione di tecnici militari,

che indicò tra le aree più sensibili del nuovo Regno quella dello Stretto di Messina, da

presidiare con ben 24 fortezze militari. Lo Stretto, in effetti, costituiva, come sempre del

resto, un punto strategico incedibile, a garanzia sia dei collegamenti tra la Sicilia e il resto

del Paese che delle rotte commerciali che attraversavano il Mediterraneo. Le proposte

della Commissione Mezzacapo vennero in toto accolte prima dallo Stato Maggiore dell'Esercito Italiano, poi dal Governo Depretis, che con Regio Decreto 7 Dicembre

1882, n. 1128, dispose l’avvio delle opere di fortificazione dello Stretto, dichiarandone la pubblica ed urgente utilità.

Fu così che tra il 1885 e il 1892, vennero costruite 24 fortezze militari, oggi note come

“Forti Umbertini”, per il posizionamento della c.d. “artiglieria da costa”, 15 sul versante

peloritano dello Stretto e 9 su quello aspromontano, ideate e progettate dal Generale

L. Mezzacapo, divenuto nel frattempo Ministro della Guerra.

Invisibili dal mare, tatticamente disposte a servizio dell’artiglieria pesante, divennero ben

presto, con l’impiego degli aerei in campo militare, desuete, con funzioni residue di mero

alloggiamento truppe, di magazzini di rifornimento, di depositi munizioni e batterie

intermedie di osservazione e collegamento logistico.

L'architettura dei forti risente di tali esigenze strategico-militari con i terrapieni rivolti

verso il mare, i fossati di gola, i muri dalle strette feritoie strombate per il posizionamento

della fucileria. Il criterio edificatorio prevalente soggiaceva, inoltre, ad una ulteriore

esigenza di mimetizzazione, con un solo prospetto emergente, quello interno, e l’altro,

lato costa, completamente invisibile, grazie allo scavo del fianco interno della collina. Le vie di accesso hanno aperto zone prima assolutamente irraggiungibili, che la proprietà pubblica, prima, ed il regime vincolistico, poi, hanno preservato restituendo nella sua integrità un patrimonio storico-naturalistico di incommensurabile valore. Tre di tali manufatti di edilizia militare insistono nel territorio del comune di Campo Calabro e, tra questi, il

Fortino di “Poggio Pignatelli”.